Ricordi

di Francesca

 

Settimana Santa, Settimana di Passione e ....per me, ch'è un bel pezzo che non torno nella mia città in questo momento così particolare,è anche settimana di ricordi. Mi basta chiudere gli occhi per tornare con la mente alla prima posta di perdune visti nella mia vita, durante il pellegrinaggio del Giovedì Santo nella città vecchia:erano quasi fermi, illuminati da un fascio di luce mentre si "apprestavano" ad entrare in chiesa, circondati da tanta gente. Non ho avuto paura, seppur piccina, ma tanta curiosità e il nascere di un forte amore, quasi viscerale, per tutto ciò che è la Settimana Santa Tarantina: l'aria si ferma,la città è strana, tutti sanno sono consapevoli di quello che accade;ogni senso viene stimolato da un' insieme di emozioni che possono solo essere espresse nel cuore di ognuno (dolore, passione e anche miseria per se stessi). Mi sono sempre chiesta cosa, o quali pensieri accompagnassero i confratelli durante la notte ,quando si rimane soli, nel freddo e nel propio cuore, lontano dal clamore e dai riflettori. Sabato mattina è già arrivato ,troppo in fretta, e mentre il portone si chiude sull'ultima marcia funebre viene anche a me da pensare che è finito un' altro anno. Il 2007 mi ha portato una bambina, una nuova generazione che nasce e la tradizione che continua:a Dio piacendo,forse l'anno prossimo saremo lì e contemplerò lo stupore e la meraviglia sul volto di mia figlia.

La Consorella

di Angela Tortorella

 

La “Consorella” una figura che c’è ma non si vede. Colei che non vive mai da protagonista, quella donna che deve vivere i “Riti” nella riflessione, nel silenzio, nella preghiera e nel rispetto delle processioni. La “Consorella” colei che è amica, sorella, moglie, figlia e madre dei confratelli e che con loro vive le loro angosce, le loro ansie, la loro penitenza, ma soprattutto la loro stessa fede. Io, consorella da 11 anni, ma praticante da sempre della Chiesa del Carmine, ogni anno mi stringo ai miei amici confratelli cercando insieme di vivere nella pienezza i “Riti” e le “Tradizioni” di Taranto. Quelle tradizioni che per una consorella non significano guardare da un marciapiede le processioni, bensì prima di ogni cosa aspettare a casa durante quel pomeriggio della Domenica delle Palme la telefonata dove a volte si sente dall’altra parte del telefono solo singhiozzare per lì aggiudicazione di un simbolo o di una statua. Tradizione significa anche durante la Settimana Santa con le altre donne di casa preparare l’abito di rito dei confratelli di famiglia. Che forte emozione… Appendere la “mozzetta” e preparare la corona, il cappello, i guanti, lo Scapolare, sempre in quel silenzio, mentre i nostri sguardi lucidi si incontrano. Tradizione significa anche preparare i taralli e le “scarcelle” in casa, mentre racconti ed illustri ai bimbi la “Passione” di Cristo e i nostri riti. I bimbi, coloro che un giorno saranno la tradizione del domani. Si! I nostri riti una passione e una fede che a noi consorelle e confratelli ci tiene uniti nel bene e nel male. Tradizione infine e anche partecipare con rispetto alle processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, dove tocchi con mano la vera essenza dei riti dove senti i profumi della tua città, dove ascolti il bisbiglio della gente e osservi la meraviglia o la paura dei bimbi che guardano increduli le statue. Tutto ciò mentre ti vedi da lontano “nazzicare” i perdune” e le meravigliose statue, ascoltando in sottofondo le merce, mentre le lacrime accarezzano il viso, la stanchezza e il freddo si abbatte su di te, ma aspetti fino alla fine. Fino a quando senti quei tre colpi che il troccolante batte sul portone principale della Chiesa. Tre colpi che arrivano dritti al tuo cuore, la gente applaude, mentre il sipario di un altro “Spettacolo di fede” si chiude. In noi scende la tristezza, pronti ad aspettare un nuovo anno. Forti emozioni, profonda fede che se vissuta dal di fuori non si può capire.

Il piccolo confratello

di  Pierfrancesco Buzzacchino anni 10

 

Avevo quasi 6 anni quando per la prima volto ho preso le “Pesare”, un piccolo simbolo della Processione della Processione dell’Addolorata che solo i bambini possono portare. La mia prima emozione l’ho vissuta alla gara insieme al mio compagno Ivan, ricordo che quel momento non finiva mai in quanto sentivamo il segretario che non arrivava mai a contare fino a tre per potermi aggiudicare le “Pesare”. Dopo un po’ io e il mio compagno ci siamo aggiudicati i simboli. Piangevo di felicità! La mia seconda emozione l’ho vissuta quella notte del Giovedì Santo, quando vestito da confratello prima di iniziare la processione mi sono trovato d’avanti all’Addolorata con il suo volto triste e pensieroso. Mi sono sentito piccolo piccolo tra tutti quei confratelli, però sapevo di essere protetto dalla madonna. Ho avuto tanta paura scendendo le scale della Chiesa di San Domenico quando mi sono trovato d’avanti a tutta quella marea di gente, però mi sono dato tanta forza.

Durante la processione ero molto stanco, ma sono riuscito a d andare avanti fino alla fine. Al rientro della Madonna in Chiesa ricordo che Don Marco dette la benedizione prendendomi in braccio, mentre io ero contento di averla fatta, ma triste perché era tutto finito. Comunque anche se non partecipo tutti gli anni direttamente alla processione dell’Addolorata dal di fuori mi commuovo allo stesso modo. Ringrazio i miei nonni, i miei genitori e i miei zii di avermi trasmesso l’amore per la tradizione più bella di tutta Taranto.

Confratello dell’Addolorata

di Cataldo orlando

 

Siamo ad una Settimana dall’inizio dei nostri Riti… O meglio dalla fine. E già perché per noi confratelli la Settimana Santa inizia molto prima, o , per meglio dire non finisce mai!!!! Quanti di noi preparano la Settimana Santa gia dalla chiusura del portale del Carmine al rientro dell’Addolorata?? Personalmente il mio amore verso questi riti ha radici profondissime circa una ventina di anni fa’… (considerando che ho 26 anni)!  Il cercare di carpire cosa si nascondeva dietro quei cappucci, il rimanere esterrefatto davanti a quei piedi scalzi, il fascino del suono della troccola, e quant’altro che caratterizza i nostri riti, mi ha spinto ad avvicinarmi nel mondo delle confraternite! Non scorderò mai l’emozione di indossare la prima mozzetta, o il momento dell’aggregazione alla confraternita dell’Addolorata. Stati d’animo unici che solo chi è confratello può capire. L’anno scorso purtroppo per motivi di lavoro il giovedì Santo non ero a Taranto, avevo il cuore a pezzi uno sconforto generale che si instaurava dentro me stesso e che vi ha dimorato per parecchio tempo. Quest’anno i riti li seguiro tutti (o forse li farò) ed auspico a tutti noi confratelli una buona “Sumana Sande”.

Confratello del Carmine e dell’Addolorata

di Alessandro Liuzzi

 

Prima di averla vissuta dall'interno, da confratello, ho sempre avuto una visione mastodontica della processione dei Misteri, aiutato anche dal notevole punto di vista a cui sono abituato. Abito accanto al caffè italiano e il negozio di mio padre è proprio sopra di esso, una visuale davvero eccezionale. Però parlo esclusivamente da un punto di vista estetico. Quando hai l'abito di rito addosso, sia che sei posta o che porti un altro simbolo il discorso cambia totalmente; è un crescendo di emozioni, dal contrasto del freddo del marmo al caldo dell'asfalto quando metti "i piedi a terra", allo scorgere delle prime note di una marcia funebre. In più personalmente vedere da un ottica esattamente opposta l'uscita della processione è davvero un qualcosa che non si riesce a descrivere, immagino un bambino affacciato al balcone di casa mia o al negozio di mio padre, mi rivedo quando ero io quel bambino e non nascondo che è difficile trattenere le lacrime.

Confratello del Carmine di Grottaglie

di Luigi magazzino

 

Tutto cominciò quando ero ancora fanciullo. Mio padre, stanco del proprio lavoro, ma carico di grande passione, mi portava con se il Mercoledì Santo ad allestire il Santo Sepolcro per il giorno dopo. Ricordo, nonostante siano passati tanti anni, quelle sere così fredde con tutti i confratelli che donavano il proprio tempo per poter allestire nel modo migliore il Santo Sepolcro. Qualche anno dopo, finalmente ho raggiunto l'età per entrare, anch'io a far parte della Confraternita. Quando arriva il Giovedì Santo per me è una vera e propria trepidazione già a sentire il solo profumo del mio abito di rito o poterlo solamente sfiorare e capire che sarà mio per un altro anno e solo chi ama come me questi giorni può capirmi. Poi quando l' amministratore chiama il mio cognome lo sento rimbombare dentro il mio corpo, e così l'attesa, durata quasi o più di un anno, finalmente diventa realtà. Quel sogno, inseguito un intero anno, finalmente diventa mio. Un sogno che si sbriciola in un paio di ore fatte di intensa preghiera e speranza affinchè il Signore possa darci costanza nel rimanere confratelli, non solo sotto il cappuccio, ma per tutto l'intero anno. Quando il mio piede si appoggia sull'asfalto, il mio corpo viene trasportato da un brivido che attraversa tutta la mia spalla. Il mio sguardo si alza al cielo per dire:"Padre, proteggi ed accudisci me ed il confratello al mio fianco"; subito dopo il mio sguardo si perde su quell'asfalto freddo e sporco. Avrei da raccontare tante emozioni vissute in questi anni di confraternita, ma un intero libro non basterebbe. La più grossa emozione però per me è stata nell'anno 2000 quando ho avuto l'onore di portare sulle mie spalle la "Mamma" di tutti noi. Fu un esperienza che non dimenticherò mai per tutta la mia esistenza, come non dimenticherò mai i miei ultimi metri di processione accompagnati da quelle marce struggenti che fanno parte le nostre amate tradizioni popolari. Quelle note che, anzichè farci avanzare verso il portone della chiesa, ci portano ad indietreggiare perchè una volta rientrati, purtroppo, è tutto finito.

Considerazioni

di Anonimo

 

I nostri riti fanno parte della tradizione. Tutti ne hanno parlato e ne parlano in questa ottica. Ma se, invece di confinare e legare, anzi relegare, i Riti della Settimana Santa alla tradizione e quindi all’usanza e quindi alla consuetudine e quindi all’abitudine, cercassimo di dare a questi momenti, a queste funzioni un fine, uno scopo, un compito, una missione? Quale missione? La missione evangelizzatrice: portare il messaggio di Cristo tra la gente, facendo capire che Cristo, morendo su quella croce, che portiamo in processione, ha dato la sua vita per la salvezza della intera umanità. Di questo aspetto non se fa mai menzione, o comunque se ne parla in maniera molto superficiale, quasi di striscio, e vedete bene che il tutto si complica. Il Pellegrinaggio ai sepolcri del Giovedì Santo, il Pellegrinaggio della Vergine Addolorata, la processione dei Misteri non sono più una sfilata di gente incappucciata che ormai da secoli va a piedi scalzi, che porta a spalla una statua per una notte intera, ma queste funzioni e soprattutto la gente, i confratelli che vi partecipano, hanno un compito importantissimo, si assumono una responsabilità enorme. Sono poche le persone che in quei momenti si rendono conto di questo enorme fardello che noi tutti, battezzati,abbiamo in virtù proprio del battesimo ricevuto, sacramento che ,non solo ci libera dalla macchia del peccato originale e ci permette di fare il nostro ingresso nella “Chiesa universale” ma ci rende anche annunciatori della parola di Dio e questo compito ci accompagna in ogni momento della nostra esistenza. Si è cristiani sempre e non ad intervalli. Giungo, perciò,ad un’altra considerazione. Per volersi sentire cristiani, anzi più cristiani, non c’è bisogno di offrire migliaia di euro per partecipare, magari aggiudicandosi un simbolo prestigioso, ad una processione. Per sentirsi più cristiani c’è un modo molto più economico,ma sicuramente più efficace e più conforme alla volontà di Dio: vivere cristianamente mettendo in atto il “comandamento dell’amore”. Bisogna capire, e far capire, che la “vera fede” non è partecipare ad un processione,non è definirsi “devoti” della Vergine Maria. La “vera fede” è riconoscere Cristo come unica via da percorrere, come unica verità in cui credere. Io non sono affatto contrario ai riti e alle nostre amate espressioni di pietà popolare. Anzi li amo e li difendo. Ma bisogna entrare nell’ottica che questi pii esercizi vanno compiuti questi esercizi con serietà, con consapevolezza e con responsabilità.

La Settimana Santa

di Marco Corallino

 

Settima Santa è tempo di ferie ma per noi tarantini è il momento che aspettiamo da un anno. Per molti diventare confratello del Carmine o dell'Addolorata è il coronamento di un sogno. La mia passione per i riti nasce dagli insegnamenti di mio zio "Gino Corallino", un uomo meraviglioso che molti appassionati delle nostre tradizioni popolari conoscono. Ero ancora un bambino quando mano nella mano con lui la notte del Giovedì Santo ammiravo affascinato il lento incedere della processione dell'Addolorata attraverso la tenue luce del cero che sorreggevo tremante tra le mie mani. I suoi racconti mi han fatto comprendere il vero significato del nostro andar per le vie della città scalzi e con un cappuccio sul volto. Dopo un anno lontano da Taranto, quest'anno potrò rivivere ogni momento delle nostre processioni sicuro di emozionarmi come la prima volta. Mi basterà solo rivedere il mio abito di rito per scatenare quel turbine di emozioni che solo chi è confratello può capire. Come ogni anno mi preparo a compiere questo cammino di fede con la consapevolezza che da lassù c' è qualcuno che ancora una volta mi prenderà per mano e mi accompagnerà lungo la via.

 

 

Ancora un anno

di Letizia

 

02.04.2010. Appena tornata dal “rientro” dei Misteri… Anche quest’anno ce l’ho fatta: Addolorata e Misteri… Vederli di notte suscita sensazioni indescrivibili. Gran parte dei tarantini vive il triduo pasquale con un’emozione che non ha pari, sentendo SUE le due Processioni… Non è la MIA Settimana Santa: è la NOSTRA Settimana Santa. La notte del Giovedì e del Venerdì Santo i fedeli diventano una sola persona… Sotto quelle statue c’è ognuno di noi, dietro i cappucci delle “poste”, dei “mazzieri”, del “troccolante”, dei “crociferi” c’è ognuno di noi…

Nessuno mi costringe ad andarci, nessuno mi costringe a non dormire, ma se non ci andassi starei male: c’è una forza innaturale che mi richiama, che mi trascina verso le Processioni… Rimango ferma, immobile, occhi negli occhi con le statue… Lo sguardo di “Ecce Homo”: che capolavoro… Ricordo ancora quando vidi per la prima volta tutte le statue dei Misteri pronte per la Processione in Chiesa, il pomeriggio del Venerdì Santo… Scoppiai a piangere: non le avevo mai viste così da vicino e tutte insieme…

Durante le Processioni ti raccogli in preghiera, la mente si libera, ti abbandoni al suono delle marce e all’improvviso tutte le ansie, i problemi, il dolore che hai dentro si manifestano: è come se il Signore fosse lì ad ascoltarti, e ti senti capito, sollevato come non mai…

Solitamente si partecipa alle Processioni accompagnati da amici e parenti, ma sinceramente io preferisco i momenti in cui rimango sola: non c’è niente di più intenso, ed è ancora più bello se accompagni un Confratello. Le Processioni sono di tutti i tarantini anche per questo: ognuno di noi ha un legame con almeno un Confratello: per amicizia, per parentela o per amore.

Non bastano le parole per spiegare quello che accade in quei due giorni, quello che mi è accaduto fino a poco fa... Poi il portone del Carmine si chiude... e dopo due giorni, il tempo torna a scorrere.

Stamattina, al rientro, vedendo il cappuccio di una “posta” bagnato dalle lacrime, una persona mi ha chiesto: “ma perché piangono?” ed io le ho risposto: “perché è finita”.

Un anno e saremo di nuovo lì, ed ogni anno torna prepotente lo stesso pensiero: se un giorno avrò un figlio, vorrei che diventasse un Confratello…

Ecco la Mia Settimana Santa

di Talamo Luciano Fabio

 

Anche quest'anno sono terminati i nostri Riti. Per me hanno avuto un sapore particolare, forse per l'attesa o più semplicemente per dei motivi personali che mi hanno provocato delle sensazioni emozionanti. Come negli ultimi tre anni, mi sono aggiudicato una posta al pellegrinaggio del Giovedì, la 24^ citta' vecchia. Ho imparato negli ultimi anni ad apprezzare questo percorso, fatto nella nostra bellissima citta' vecchia,che purtroppo riusciamo a  visitare solo in occasione della Settimana Santa o al massimo per i festeggiamenti di S.Cataldo. La mattina del Giovedì si mette tutto in ordine nella borsa "cinta, camice, cappuccio, scapolare, guanti, corona, cinta nera e cappello", con l'ansia di non dimenticare niente. Ore 15 "PRIMA POSTA", è un appuntamento irrinunciabile da vedere. È il momento che  dà il via a tutto, anche se a me tocca uscire intorno alle 18 circa. Poi sopra nel salone della confraternita a cambiarsi,ci si ritrova sempre con tanti amici ma soprattutto con confratelli che incontri solo una volta l'anno ma è bellissimo rincontrarli uniti dallo stesso cammino di fede e penitenza. Tutto pronto ci chiamano e ci apprestiamo ad uscire dalla porticina di piazza Carmine(Giovanni XXIII), ad aspettarci a quell'ora ci sono di solito amici e parenti e anche altri fedeli e curiosi.  Le mie bambine mi guardano e pensano che finalmente sto' facendo quello che per un anno gli ripetuto. Via, avanti verso il centro della piazza con il cappuccio in faccia, cercando di sistemare i piccoli buchi nel migliore modo possibile per vederci bene. All'improvviso si inizia a sentire in lontananza il suono della banda che si avvicina. A questo punto il mio compagno Mimmo mi dice: "Fa, 'fascimene sta' nazzecate" e lì ascoltiamo le note delle nostre bellissime marce. Andiamo avanti verso via D'Aquino, piazza Garibaldi, il ponte girevole e finalmente in citta' vecchia. Ci avviamo verso via Duomo e  quest'anno visiteremo quattro "sepolcri". Con il nostro lento incedere entriamo in chiesa dove ad attenderci sull'altare troviamo la posta che ci precede, io sono il DECOR e una volta avvicinati all'altare facciamo la nostra genuflessione e "u' salamelicchie": il saluto. Mi avvicino all'altro DECOR e gli sussurro silenziosamente nell'orecchio: "sia lodato GESU' CRISTO", e lui: "sempre sia lodato". Loro si abbassano il cappuccio, si alzano dall’inginocchiatoio e salutano Il Santissimo. Poi si girano e salutano noi. Ci inginocchiamo in preghiera e aspettiamo la prossima posta che venga a prendere il nostro posto. E cosi andiamo avanti dalla chiesa riaperta quest'anno, San Michele. visiteremo, sino al  Duomo di San Cataldo, poi San Domenico e infine San Giuseppe con un passaggio d'avanti alla casa di S. Egidio. E' quasi mezzanotte e ci apprestiamo a rientrare con i piedi freddi, sporchi e qualche dolore alle gambe, ma tutto sommato soddisfatti del pellegrinaggio che abbiamo fatto. La chiesa del Carmine è li' e stiamo rientrando, è tardi e ci fanno solo salutare il Signore senza fermarci. In sacrestia ci alziamo il cappuccio (finalmente) e con il mio compagno c'è un lungo abbraccio bello, sincero per aver portato a termine anche quest'anno il nostro piccolissimo sacrificio. Non ho voluto fare solo la cronaca del mio pellegrinaggio,ma voglio trasmettere le mie emozioni a tutte quelle persone che pensano che noi confratelli lo siamo solo nella Settimana Santa, forse nei riguardi di qualcuno possono avere ragione, ma siamo davvero in tanti con il cappuccio calato sul volto a svolgere il nostro "umile" sacrificio, senza  bisogno di visibilità; lo facciamo per pura devozione e non pensate alle grosse cifre che si sentono, concentratevi invece su chi come me si veste con 20 euro o il Venerdì Santo mattina senza spendere niente. Vorrei ringraziare per le bellissime emozioni ricevute quest'anno tre miei amici Giuseppe R. Andrea P. e Umberto L.

 

 

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