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Vivere in Confraternita |
a cura di Leopoldo Vitale | ||
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| Giovedì 21 Aprile |
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Consigli utili per vivere la Settimana Santa |
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Tutti i tarantini aspettano con ansia l’arrivo della Settimana Santa, perché a Taranto si vive in una maniera più intensa, rappresenta ricordi, emozioni, tradizioni ma soprattutto fede. Tutti, ma proprio tutti, programmano il proprio lavoro facendo sì che in quella settimana non cada nessun impegno, alcuna incombenza. Chi vive fuori Taranto per ragioni di lavoro, fa in modo di poter tornare per essere presente allo svolgimento dei Sacri Riti. Naturalmente non tutti ci riescono, allora, in quei giorni la sofferenza è immane, stare lontano, mentre si svolgono i Riti è proprio un dolore, ma il lavoro spesso ci costringe a dovervi rinunciare. Certo oggi ci sono vari mezzi, se pur virtuali, che ci consentono almeno di vedere le processioni, e mi riferisco ad internet e le tv locali che le trasmettono via satellite, allora se pur con tristezza se non altro si riesce a guardarle. Chi, da tanti anni, per svariati motivi, non ritornava nella propria Taranto, al solo risentire le note delle più famose marce funebri, accede in uno stato di commozione, riportando la propria mente indietro di tanti anni facendo affiorare molti ricordi, soprattutto della propria infanzia e dei propri genitori oggi non più presenti. Mettendo per un attimo da parte tutto ciò che rappresenta la tradizione e i ricordi, mi permetto di dare alcuni suggerimenti utili per vivere la Settimana Santa, predisponendo il proprio animo a ciò che ci apprestiamo a vedere. Certamente bisogna considerare che questa settimana non è una festa patronale, si tratta di vivere la morte e resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, quindi vi domando come ci si presenta quando si va ad un funerale? Com’è il proprio stato d’animo, quando nella propria famiglia muore un padre, un fratello, un parente? Certamente non si va in giro acquistando un palloncino al proprio figlio, così non gli daremmo un buon esempio, probabilmente non gli compriamo neanche un pulcino e sicuramente non andiamo in giro visitando gli Altari della Reposizione che le chiese allestiscono, mangiando della carne, panzerotti e magari con una bella bottiglia di birra tra le mani. Non è questo lo stato d’animo della Settimana Santa. In questo periodo dove tanti problemi attanagliano il commercio tarantino, non voglio invitare i cittadini a non consumare cibi, mi metto nei panni dei ristoratori ecc., ma voglio solamente chiedere a tutti il buon senso civico appropriato a ciò che rappresenta la nostra fede. Vivremo dopo poche settimane la festa di San Cataldo e allora sì che potremo comprare palloncini, copeta e zucchero filato, ma ora no. Ricordo che quando ero un bambino, e vi parlo di almeno trenta, quaranta anni fa, né alla radio e né alla tv trasmettevano musica se non quella classica. Non vi erano programmi tv allegri ma soltanto film di carattere sacro o documentari, il tutto in segno di lutto. Se inavvertitamente mi permettevo di accendere un “mangiadischi” venivo immediatamente redarguito dai miei genitori. Questa è l’educazione che ci hanno trasmesso e che mi vanto di possedere. Allora ecco alcuni suggerimenti circa il nostro comportamento da tenere durante la Settimana Santa che si apre con la Domenica delle Palme. La Domenica delle Palme fa memoria dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme per compiervi il suo Mistero Pasquale. Ci è dato il ramo d’ulivo, ma questo simbolo non deve farci perdere di vista il vero significato della celebrazione che consta di due momenti importanti: L’ingresso messianico in Gerusalemme. La memoria della sua passione. I giorni successivi (Lunedì, Martedì e Mercoledì) devono essere dedicati ad accostarsi al sacramento della Riconciliazione. La mattina del Giovedì Santo si può dedicare ad assistere alla Messa del Crisma che si celebra nella cattedrale della Diocesi con la presenza del Vescovo. In questa messa sono benedetti il Crisma (cioè l’olio profumato che si utilizza nei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine), l’Olio dei catecumeni e l’Olio degli infermi. La sera del Giovedì santo, assolutamente da non mancare, la Messa in Cœna Domini che ricorda l’istituzione dell’Eucaristia e celebra il memoriale dell’ultima cena di Gesù. Il Vangelo di questa messa parla della figura di Cristo che, pur essendo Signore e maestro, si fa servo, lavando i piedi agli apostoli. Per questo in molte Chiese si celebra il rito della lavanda dei piedi che ci deve aiutare a comprendere meglio il grande e fondamentale precetto cristiano della carità fraterna. Al termine della celebrazione le ostie sono portate con una processione al cosiddetto “sepolcro“, in altre parole all’altare della Reposizione debitamente preparato, perchè siano esposte in un tabernacolo, adorate e conservate per la comunione del Venerdì santo. La messa vespertina del Giovedì Santo dà solenne inizio al triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Gesù. La comunione si può amministrare sotto le due specie. Nella serata, fino alla mezzanotte, sarebbe opportuno soffermarci presso l’altare della Reposizione in adorazione dell’Eucaristia donata da Gesù in questa notte, e nella meditazione sulla sua agonia nel Getsemani e sul suo tradimento. La tradizione del giovedì Santo della nostra città è d’uso comune in tanti centri soprattutto dell’Italia meridionale, dove con il termine "andare a vedere i sepolcri" s’intende proprio il visitare, a partire dal pomeriggio, il sepolcro di Cristo addobbato. Il sepolcro è in realtà come già detto l’Esposizione Eucaristica, con le ostie precedentemente consacrate. L’usanza vuole che ogni fedele ne visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna). Il sabato Santo è un giorno di silenzio nell’attesa della Risurrezione. In questo giorno di Sabato Santo si può dare la Santa Comunione soltanto sotto forma di Viatico. Per antichissima tradizione, la notte del Sabato Santo è “la notte di veglia in onore del Signore” (Es 12,42), definita da Sant’Agostino “la veglia madre di tutte le veglie”. In questa notte il Signore “è passato” per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù in Egitto (cfr. libro dell’Esodo); in questa notte Cristo “è passato” alla vita vincendo la grande nemica dell’uomo, la morte; questa notte è celebrazione e memoriale del nostro “passaggio” in Dio attraverso il battesimo, la confermazione e l’eucaristia. Vegliare è un atteggiamento permanente della Chiesa che, pur consapevole della presenza viva del suo Signore, ne attende il ritorno definitivo, quando la Pasqua si compirà nelle nozze eterne con lo Sposo e nel convito della vita eterna (cf Ap 19,7-9). Durante la “Veglia” è benedetto il fuoco, il “cero pasquale, l’acqua battesimale; cercando di far coincidere il canto del “Gloria”, con il suono delle campane a festa, verso mezzanotte. Siamo così giunti alla pasqua dove il Signore con la sua risurrezione ha vinto la morte. Questi in sintesi, i miei consigli per meglio accostarsi alla visione dei Sacri Riti e della Settimana Santa augurandomi che il passaggio della Vergine Addolorata lasci dietro di sé preghiera e commozione e non sudiciume per terra tra bottiglie di birra e canti euforici di alcuni stolti che, per l’occasione si ubriacano.
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