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Storia e Tradizioni a Taranto

  a cura di Nicola Ferro
     
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Domenica 6 Dicembre 2010  

 

Speciale festa dell'Immacolata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

La festa dell’Immacolata Concezione

 

Fu la santa Louse de Marillac, più di trecento anni fa, ad introdurre la festa dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria. L’ ”Ordine delle Figlie dell’Amore”, da lei fondato assieme a san Vincenzo de’ Paoli, l’ 8 dicembre di ogni anno festeggiava fin dai primi tempi, dopo una proficua preparazione, questa grande festa. Nel 1830 la Madonna si presenta come Immacolata a Santa Caterina Labourè e 4 anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione,  appare a Bernadetta Soubirous a Lourdes, rivelando che lei  è l’Immacolata Concezione.

Il mistero che si celebra l’8 dicembre non è, come tanti pensano,  la concezione di Gesù da parte di Maria (che  festeggiamo il 25 marzo nella festa dell’Annunciazione del Signore), e non è neanche la festa della verginità di Maria. L’8 dicembre la Chiesa Cattolica festeggia l’Immacolata Concezione di Maria: Maria viene concepita da Anna e Gioacchino con il privilegio di non portare con sé il peccato originale, che a partire da Adamo ed Eva, tutti portiamo con noi dal momento del concepimento.  Questa concezione (=concepimento) si festeggia l'8 dicembre, appunto,  per l'ovvio motivo che questa data precede di nove mesi la festa della Natività della Beata Vergine Maria.

La Sacra Scrittura ci rivela che per pura grazia Lei è  (CCC 492) “adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare” (LG 56).  Questo fatto lo rivela chiaramente l’angelo Gabriele quando salutando la Vergine di Nazareth  la chiama, “la piena di grazia” (Lc 1,28).

Lo Spirito Santo ha fatto riconoscere questa verità alla Chiesa sempre più chiaramente e così l’8dicembre 1854 il papa Pio IX potè proclamare:

“… Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la B.ma V. Maria nelprimo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente ed in vistya dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano , sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli”

Pio IX, Bolla “Ineffabilis deus” 8 dicembre 1854

 

 

 

L’Immacolata nella storia di Taranto

 

L’8 dicembre la Chiesa celebra la solennità della festa dell’Immacolata.
Ripercorriamo le ragioni che hanno portato la SS. Vergine a divenire Patrona principale di Taranto “insieme e come San Cataldo”.

L’antico triduo di penitenza che si teneva ogni anno nel mese di febbraio

 

Correva l’anno 1710, era il 7 dicembre, ed il simulacro della Vergine era esposto per la sua festa alla pubblica venerazione, nella chiesa di S. Francesco d’Assisi. Erano le 05:45 di una freddissima notte, una gelida tramontana tagliava il volto dei primi portuali che si erano affacciati alla marina, ed ecco: all’improvviso, un violento terremoto si abbatté sulla nostra città. Tutta Taranto si svegliò di soprassalto, tra il fuggi fuggi generale, si cercò riparo in campagna, al di là del fosso.
Per fortuna, tutto si risolse solo con una grande paura. Miracolosamente, nessuno rimase ferito, né si registrarono grossi danni alle abitazioni.
I tarantini non ebbero dubbi: era stata la Vergine Immacolata ad aver allontanato dalla città le conseguenze catastrofiche di quel terremoto. Taranto fu, infatti,
“preservata dalla ruina, e tutto il popolo durante la notte corse devoto alla sua chiesa a renderle grazie, ed impetrarne assistenza" (1).

Come ringraziamento, fu eletta Protettrice minore della città. Per quell’avvenimento, infatti, il sindaco Giovanni Capitignano, il 23 dicembre di quello stesso anno, elesse l’Immacolata Patrona celeste della città; il documento fu, poi, redatto il 14 febbraio 1711, dal notaio Giovanni Antonio Catapano.
A distanza di 23 giorni da tale evento, l’Università (l’equivalente all’odierno Consiglio Comunale) presieduta dal sindaco, con atto notarile, si impegnò in perpetuo ad offrire due torce nel giorno della festa dell’Immacolata e ad intervenire in forma pubblica alle funzioni in rappresentanza della città.

Il 20 febbraio 1743 un altro terremoto, questa volta di grossa entità, si abbatté di nuovo sulla città bimare, generando il panico tra i vicoli della città.
Taranto, neanche a seguito di quel terremoto, subì grossi danni e l’Amministrazione civica tarantina e l’amministrazione civica tarantina, presieduta dal sindaco Scipione Marrese, pensò di ringraziare la Vergine che aveva assolto anche questa volta il suo ruolo di protettrice nella maniera egregia.

Apprendiamo, sempre dal Caputo, che «il sindaco, istituì un triduo di penitenza da tenersi ogni anno nel mese di febbraio, a spese dell’amministrazione comunale, nella cattedrale tarantina. Tale triduo si è tenuto sino a qualche anno fa, poi è stato abolito, non si sa bene perché, soprattutto se si considera che l’Immacolata è a tutti gli effetti Patrona principale di Taranto “insieme e come San Cataldo”.
Era stato l’arcivescovo Bernardi ad avanzare, in tal senso, la proposta che fu, poi, approvata dalla Sacra congregazione dei Riti» (2).

Arriviamo, dunque, al secolo scorso (il novecento per intenderci), per vedere l’Immacolata proclamata patrona della nostra città. Si volle, ancora una volta, ringraziare la SS. Vergine che aveva salvato la città dai bombardamenti aerei subiti nel corso del conflitto mondiale, che, in quel febbraio 1943, era ancora in corso.«L’arcivescovo Bernardi – scrive Caputo – aveva preso la decisione di proporre alla Sacra Congregazione dei Riti l’elezione dell’Immacolata a Protettrice principale della città per due motivi entrambi validi. 1) in effetti, sino a quel momento, la città, nonostante fosse uno dei più grossi obiettivi militari, non aveva subito grosse perdite di vite umane tra la popolazione civile; 2) ricorreva in quel febbraio 1943 il secondo centenario del terremoto del 1743, a seguito del quale, per ringraziare l’Immacolata, era stato istituito, come si è detto, il triduo di penitenza in cattedrale. Bisognava dunque fare qualcosa per ricordare quell’avvenimento». Con tutto il crisma dell’ufficialità,  l’Immacolata fu proclamata “Patrona principale di Taranto insieme e come San Cataldo.

 

 

(1) P.D.L. De Vincentis, Storia di Taranto

(2) Nicola Caputo. Destinazione Dio Taranto 1984 pag 301-302

Il culto della Vergine Immacolata nella città di Taranto

 

Il culto della Vergine Immacolata si deve far risalire, a Taranto, intorno al XIV, quando nel 1309, il principe di Taranto, Filippo d’Angiò, fece ingrandire la chiesa e il convento di San Francesco d’Assisi. I frati conventuali minori crearono, così, una cappella dedicata all’Immacolata.
Successivamente, i frati eressero la confraternita dei Cordigeri di San Francesco e il sodalizio si trasferì poi nella cappella dell’Immacolata , prendendo, così, il titolo, nel 1578, di Confraternita dell’Immacolata Concezione.
Circa un secolo dopo la fondazione della congrega, i confratelli ordinarono a Napoli la statua dell’Immacolata, che giunse a Taranto nel settembre del 1679.
Dal Blandamura, apprendiamo che, in passato, la statua è stata definita la più bella che si conservi a Taranto: “
La Vergine … dalle giovanili forme slanciate e dal volto paradisiaco, si è volta a guardare in alto, e con le pupille celesti e con le mani congiunte in fervorose preghiere, par che distorni dal capo dei suoi figli l’ira del signore, mentre, col piede verginale schiaccia il capo dell’infernale dragone. Il volto e le mani sono

 di una bellezza ultraterrena. Un solo difetto: le mani tra loro congiunte sono troppo protese verso destra; ma il popolo ritiene che tale posa assunse la vergine durante il terremoto del 1743”. (1)

 

In effetti, le mani dell’Immacolata di Taranto non sono congiunte sul petto. Si tratta, dunque, di una raffigurazione così voluta dallo scultore che la realizzò, anche se poi la tradizione popolare ha visto nello spostamento delle braccia verso destra un segno divino legato al terremoto del 1743. La Vergine, con quel gesto avrebbe allontanato il terremoto dalla città che era sotto il suo patrocinio.

Col passare degli anni si diffuse sempre più, nella cappella del convento di san Francesco d’Assisi, la devozione verso l’Immacolata, sicché sia i devoti che gli stessi confratelli cominciarono a chiedere con insistenza una sede più comoda e decorosa.

Solo nella seconda metà del 1700 la statua e la congrega furono trasferite nella vicina chiesa di san Michele.

Attualmente, si svolge nella Basilica Cattedrale la novena in onore della Patrona di Taranto. Il trasferimento della Statua in Cattedrale avviene di solito l’ultima domenica di novembre. La statua viene portata processionalmente in san Cataldo, accompagnata dai fedeli e dalla banda che esegue le tradizionali «pastorali». La novena si svolge, quindi, nella basilica, nella quale la statua dell’Immacolata viene collocata su un tronetto eretto sulla destra.
Chi è più avanti con l’età, rispetto a chi scrive, ricorda la tradizionale novena davanti ad alcuni improvvisati altarini che le donne di un tempo creavano nei vicoletti o lei «larghi» della città vecchia. La novena durava dal 29 novembre al 7 dicembre e davanti a quegli altarini, ogni sera, si radunavano donne e bambini per le tradizionali orazioni e alcuni musicanti per le immancabili «pastorali».
A intervalli regolari, si cantava il noto Inno «O Concetta Immacolata».


 

 O Concetta Immacolata
Tu del Sole sei vestita,
Della luna a’ piè servita
E di stelle coronata:
O Concetta Immacolata!

Concepita dall’Eterno
Nell’idea sublime e pura,
sopra ogni altra creatura:
O Concetta Immacolata!

L’Individua Trinitate,
Tutta intenta al gran disegno
Con fregio lo più degno
Ti distinse avventurata:
O Concetta Immacolata!

Fu tua dolce redenzione,
O Maria, la più speciale,
Dal peccato originale
Mentre fosti preservata:
O Concetta Immacolata!

Sempre libera ed esente
D’ogni macula attuale,
D’ogni neo pur veniale,
Senza fomite, illibata!
O Concetta Immacolata!

Primogenita di dio,
Tu sei Sposa al Sommo Amore;
Tu sei Madre al redentore,
Tu sei in Ciel di gloria ornata:
O Concetta Immacolata!

D’ogni grazia riempita,
Sei del mondo la regina,
Tutta in Dio, tutta divina,
Tutta bella, tutta ornata:
O Concetta Immacolata!

Senza numero e misura,
Sono i tuoi gran privilegi:
Tu risplendi; Tu ti fregi
Sopra ogni altra fortunata:
O Concetta Immacolata!

Colma sei di santitate,
Ma colmata in tale eccesso,
Che creatura il Cielo stesso
Non racchiude in sé beata:
O Concetta Immacolata!

Deh! Dolcissima avvocata
Volgi a noi dal Cielo il ciglio,
E pietosa col tuo Figlio
Tu ci assisti, o Madre amata:
O Concetta Immacolata!

 

Testo tratto da A. Majorano
Tradizioni e canti popolari a Taranto,Lacaita, Editore

(1) G. Blandamura Taranto Sacra, MAnoscritto Arch

 

 

 

l’iconografia dell’Immacolata Concezione

 

Risalgono al Medioevo i primi tentativi di rappresentare l’immacolato concepimento di Maria, espresso attraverso il racconto figurato delle storie dei suoi genitori. A Padova, nella Cappella degli Scrovegni (1303-5), Giotto dipinge l’Incontro di S. Gioacchino e S. Anna alla Porta d’Oro che simbolicamente rappresenta la Concezione. Il tema trae vita da un passo del Protovangelo di Giacomo, dove si narra che il matrimonio di Anna e Gioacchino era rimasto sterile e poiché tale condizione era considerata una maledizione, Gioacchino, per la vergogna, si rifugiò nel deserto dove un angelo gli predisse la nascita di una figlia. Gioacchino tornò allora a Gerusalemme e incontrò Anna presso la Porta d’Oro della città. Attraverso il loro casto bacio avvenne il concepimento di Maria.

 

 

 

Si deve ad un artista veneziano che operò nelle Marche, Carlo Crivelli, una delle prime immagini dell’Immacolata. La Immacolata Concezione, oggi alla National Gallery di Londra, venne dipinta da Crivelli per la chiesa di S. Francesco di Pergola nel 1492. Dal XVI secolo, si afferma in tutto il mondo cattolico, ma soprattutto in Italia e in Spagna, la fortunata immagine della Vergine che vince sul peccato, proprio perché preservata ella stessa dal peccato originale. L’iconografia immacolista che prevale è quella della “Tota pulchra”, la “Tutta bella”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’altra rappresentazione di Maria nel Medioevo e nel Rinascimento è nell’immagine dell’Albero di Jesse, un tema iconografico tratto da una profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse…” (Is,11,1), dove si vede Maria con i capelli sciolti, l’abito azzurro e le mani giunte (tutti elementi che si manterranno nelle immagini successive dell’Immacolata), in piedi sulla sommità di un albero genealogico della stirpe di Davide che affonda le proprie radici in Jesse o altre volte in Adamo.

 

 

 

 

 

 

Un’altra immagine mariana molto diffusa, tra le più rappresentate nell’arte cristiana soprattutto nelle preziose miniature dei manoscritti, è quella di Maria come “Donna dell’Apocalisse”.

In questo modello iconografico la Vergine è accompagnata da elementi cosmici, come la luna e le stelle e dal drago, simbolo del male, attributi che caratterizzeranno per secoli l’immagine dell’Immacolata.

La figura salvifica di Maria scaturisce da un passo dell’Apocalisse di S. Giovanni: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap,12,1).

 

 

 

 

 

 

Le immagini dell’Immacolata seguono norme iconografiche e devozionali molto precise e codificate, come è testimoniato dalle opere di tanti artisti che si sono cimentati nel tema, dal marchigiano Federico Barocci, allo spagnolo Bartolomé Esteban Murillo, detto il “pittore dell’Immacolata”, da Guido Reni, a Giambattista Tiepolo, solo per citarne alcuni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’Ottocento, dopo la proclamazione ufficiale del dogma, questa iconografia mariana si moltiplica: tra le opere più famose, gli affreschi dell’anconetano Francesco Podesti nel Palazzo Apostolico Vaticano (1856).

 

 

 

 

L’iconografia appare ormai consolidata nella sua bellezza e semplicità: la Vergine ha i capelli lunghi e sciolti (come la Sulamita del Cantico dei Cantici, archetipo della Vergine); la luna è sotto i suoi piedi e il capo è cinto da una corona di dodici stelle (così come è descritto nell’Apocalisse - «La donna e il serpente» (12, 1): «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»),  le mani sono giunte e gli occhi estatici, rivolti al cielo; gli angeli che la contornano portano gigli (simbolo di purezza); il globo ai piedi di Maria è la terra insidiata dal serpente del peccato ma protetta da Maria. Il serpente ci ricorda un verso tratto dal libro della Genesi: «Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. [...] Allora il Signore Dio disse al serpente [...] ‘Io porrò inimicizia tra te / e la donna, / tra la tua stirpe / e la sua stirpe; / questa ti schiaccerà la testa / e tu le insidierai il calcagno’» (3, 1-14-15); il bianco del suo abito simboleggia l’assoluta purezza e l’azzurro la grazia celeste.

 L’immagine dell’Immacolata di Taranto ricalca, dunque,  l’iconografia consueta.

“ Un solo difetto – afferma il De Vncentiis - : le mani tra loro congiunte sono troppo protese verso destra; ma il popolo ritiene che tale posa assunse la vergine durante il terremoto del 1743”. (3]

 

 

 

In effetti, le mani dell’Immacolata di Taranto non sono congiunte sul petto. Si tratta, dunque, di una raffigurazione così voluta dallo scultore che la realizzò, secondo l’iconografia del tempo come dimostra pure l’opera del Giambattista Tiepolo. Anche se poi la tradizione popolare ha visto nello spostamento delle braccia verso destra un segno divino legato al terremoto del 1743. La Vergine, con quel gesto avrebbe allontanato il terremoto dalla città che era sotto il suo patrocinio.

 

[3]  P.D.L. De Vincentiis, Storia di Taranto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
       
       

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